PAESAGGI MINERARI 

Nel paesaggio minerario sardo le infrastrutture, i manufatti industriali e civili, i segni delle coltivazioni e dei processi estrattivi si fondono con un territorio naturale, connotandolo con elementi puntuali, grandi infrastrutture, forme dettate dalla modificazione topografica, architetture e rovine archeologiche industriali.

I colori di questo paesaggio rappresentano, per certi versi, una sintesi della vicenda storica: l’Ottocento è rosso ed ocra delle laverie che si sono depositati nel tempo e le architetture del lavoro che si affastellano nel pendio del sito di Monteponi; il Novecento è nero come il carbone di Carbonia, la più importante company town pubblica italiana che sancisce il primato della produzione energetica autarchica; l’attualità è il rosso e il nero dei residui fangosi delle lavorazioni dell’alluminio e del carbone accumulato nella banchina vicino alla grande centrale termo-elettrica dell’Enel di Portoscuso. Un palinsesto che si è formato attraverso un processo lento e continuo nella storia, con alcuni momenti particolarmente ricchi e produttivi, come negli ultimi due secoli.

PAESAGGI MINERARI / MINING LANDSCAPES si misura con le sfide della transizione ecologica, del progetto di modelli di sviluppo sostenibili che consentano una ricaduta anche nell’ambiente concreto, con una trasformazione del paesaggio che punti alla qualità e alla riqualificazione intelligente dei luoghi.Oggi questi paesaggi sono un patrimonio collettivo e costituiscono un unicum nel panorama della Sardegna e più in generale del Mediterraneo. Ogni luogo rimanda ad una storia precisa, ma tutti insieme costituiscono una rete di rapporti economici, infrastrutturali, sociali che devono essere letti come un sistema integrato ed unitario.

PAESAGGI MINERARI / MINING LANDSCAPES ha lo scopo così di portarci verso i luoghi reali, con una lettura non convenzionale ma orientata verso la conservazione e la trasformazione delle tracce di memoria. Non è possibile, infatti, pensare al paesaggio come qualcosa di immutabile e perenne, ma bisogna indicare le strategie giuste per la sua trasformazione, a partire dalle risorse esistenti. I luoghi scelti non completano, naturalmente, la ricchezza e l’articolazione di questi paesaggi nel territorio, ma offrono una prima lettura e lo strumento per conoscere e interpretare, con una visione progettuale e rivolta verso l’innovazione.