ITINERARI // APPRODI 

Il sistema degli antichi approdi minerari dell’Iglesiente, oggi solo in parte visibile, restituiva quell’idea di modernità che stava alla base dell’intera vicenda estrattiva tra Ottocento e Novecento in Sardegna. Essi infatti costituivano quell’interfaccia infrastrutturale tra le miniere e i mercati mediterranei e continentali: erano dunque i dispositivi necessari al trasporto dei materiali estratti, ma anche le architetture che, più di altre, registravano il progresso tecnologico che le aziende minerarie, prevalentemente straniere, imprimevano nel paesaggio. Una di queste evoluzioni fu il passaggio tra i trasporti con le ‘bilancelle’ carlofortine, che prelevavano il minerale dai piccoli approdi che puntellavano la costa ‘alta’ dell’iglesiente per condurlo nei porti francesi e del nord d’Africa, fino ai primi decenni del Novecento, ai piroscafi a vapore belgi e francesi, soprattutto a seguito della costruzione del celebre Porto Flavia, in prossimità della miniera di Masua e, più tardi, del Porto Baudi di Vesme (l’attuale Portovesme) che divenne il terminale della più importante miniera metallifera iglesiente, Monteponi.

Porto Flavia. L'imbarco del minerale nella stiva di un piroscafo. C. Vecelli, I nuovi impianti per il carico dei minerali a Porto Flavia presso la miniera di Masua, in CHST-VM-SA-075 Porto Flavia.
Porto Flavia. L'imbarco del minerale nella stiva di un piroscafo. C. Vecelli, I nuovi impianti per il carico dei minerali a Porto Flavia presso la miniera di Masua, in Resoconti della Associazione Mineraria Sarda, Iglesias, 1925.