PAESAGGI MINERARI // MASUA
La prima concessione della miniera di Masua risale al 1859 su istanza di due abitanti di Fluminimaggiore, probabilmente incoraggiati dal rinvenimento delle tracce di antichi pozzi risalenti all’epoca romana e pisana. La loro attività viene poi proseguita da Paolo Vacatello, che nello stesso anno cede i diritti di ricerca alla Società Mineralogica di Montesanto, costituita a Genova nel 1851 per sfruttare le miniere sarde.
Prima di ottenere la concessione per l’estrazione del piombo firmata nel 1863, viene avviata la costruzione di una fonderia sul modello di quella costruita a Domusnovas, la prima realizzata nel distretto di Iglesias. Il fabbricato, probabilmente progettato da esperti liguri di Cogoleto che già alcuni anni prima si erano distinti nella costruzione della fonderia di Pertusola, consisteva in un apparecchio murario a doppia altezza, servito su un fronte da un porticato seminterrato funzionale all’accumulo del combustibile e del minerale necessari per una giornata di lavoro. L’aumento della produzione determina in pochi anni l’ampliamento del villaggio. Vengono edificati locali comuni quali lo spaccio, il cinematografo, la scuola, una chiesa, l’asilo e un piccolo ospedale, la farmacia e una scuderia.
Nel 1910 a causa di una crisi finanziaria la Società Mineralogica di Montesanto cede il controllo delle azioni alla Società Anonima Miniere di Lanusei, fondata nel 1869 dal barone Andrea Podestà sindaco di Genova. La direzione della miniera passa nelle mani dell’ing. Parnisari, mentre quella della vicina miniera di Masua viene affidata negli stessi anni all’Ing. Vecelli, ai quali si deve la costruzione nel 1911 della Galleria Lanusei, un’imponente infrastruttura che collega la miniera di Masùa con quella di Monte Cani tramite un doppio binario lungo 900 metri in rettifilo sul quale scorrevano vagoni trainati prima da cavalli o a braccia e poi da una trattrice elettrica. Nel 1921 la Società Vieille Montagne acquista la maggioranza delle azioni della Montesanto, ottenendo così il controllo di ampio compendio minerario, composto anche dalla miniera di Monte Cani, Acquaresi, Canalgrande e Pubuxeddu. La direzione viene affidata a Cesare Vecelli, nato a Venezia nel 1881 e laureato presso la Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino, il quale persegue prima di tutto l’obiettivo di ridurre i costi di carico e di trasporto, fino a quel momento affidato ai velieri da 20-30 tonnellate che portavano il minerale a Carloforte e ai vagoni della ferrovia Gonnesa – Porto Vesme, nonché i costi di costruzione e gestione dei magazzini per lo stoccaggio dove il minerale, giunto a destinazione, veniva accumulato in attesa che la quantità fosse congrua alla capienza delle stive dei piroscafi. E l’opera che più di ogni altra risponde a queste esigenze, ridisegnando completamente lo scenario della costa delle miniere sulcitane, è Porto Flavia inaugurato nel 1924 e definito su una rivista del tempo come il “nuovo trionfo ottenuto dall’industria nazionale”. Un congegno semplice e straordinario al contempo che, sfruttando la speciale configurazione di un immenso sperone a picco sul mare, si erge a nord della spiaggia di Bega Sa Canna, vengono realizzate due gallerie, una sotto l’altra: quella superiore con l’imbocco a monte, quella inferiore con lo sbocco sul mare. Tra esse vengono scavati nove grandi silos alti 20 metri e destinati allo stoccaggio dei minerali. Al momento del carico un braccio meccanico, contenuto nell’ultimo tratto della galleria sottostante, sporgeva a sbalzo sul mare per circa venti metri terminando la sua corsa con uno “scivolone verticale a tubo” che senza vibrazioni accompagnava il minerale fino alla stiva del piroscafo.
Bibliografia
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