PAESAGGI MINERARI // NEBIDA
La miniera di piombo di Monte Nébida viene diretta tra il 1865 e il 1869 dall’ing. Keller che fece erigere a ridosso dell’approdo di Fontanamare i forni e una laveria. L’incarico gli viene affidato dall’avvocato francese Prospero Christin di Niort, a sua volta investito dello stesso ruolo da Giovanni De Camilli di Genova. Anche a Nébida come a Buggerru e Monteponi viene avviata con successo la ricerca di giacimenti calaminari, e nel 1868 Società Christin & C. chiede l’estensione della coltivazione all’estrazione dello zinco all’interno dei limiti stabiliti per la coltivazione del piombo. Ma la Prefettura di Cagliari la concede solo nel 1870, troppo tardi per impedire il fallimento che l’azienda dichiara nel 1869. L’intera attività estrattiva viene quindi rilevata dalla Banca d’Italia uno dei creditori dell’avvocato Christin, e all’ing. Keller subentra l’ing. Giorgio Asproni.
Nel 1881 in seguito alla scoperta di un filone ricco di piombo, la laveria di Fontanamare viene soppiantata da un nuovo impianto costruito sul pendio del versante sud della collina Punta Grutixedda, a ridosso del giacimento Santa Maria Carroccia dal quale prende il nome. Il cantiere inizia nel 1882 e termina l’anno successivo, ma i macchinari arrivano dal Belgio solo tre anni dopo.
Ma l’opera più imponente e suggestiva viene realizzata in poco più di un anno nel 1897 durante la direzione dell’ingegnere belga Alfonso Warzée. Si tratta della Laveria Lamarmora edificata a strapiombo sul mare, ai piedi del pendio ovest della collina Punta Grutixedda, un sito particolarmente favorevole per la vicinanza del mare, l’acclività del terreno e la presenza di diverse strutture già realizzate: il piano inclinato collegato alla rotabile che aggirava la collina e permetteva l’arrivo del minerale smistato nel piazzale Chessa, i silos, i due forni a tino, e il Porto Ghiano. Il controllo sapiente delle possibilità d’uso dei materiali tradizionali, la capacità di portare al limite le potenzialità espressive delle tecniche costruttive consolidate e soprattutto la dimensione autarchica del cantiere trovano le loro motivazioni nel clima di emergenza che aggiunge alle consuete complessità, dovute all’incerta produttività dei filoni coltivati e alla flessibilità delle condizioni del mercato, le difficoltà proprie di un territorio costiero, privo di infrastrutture e raggiungibile solo via mare.
Bibliografia
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de Keppen, L’Industrie minérale de la Tunisie et son rôle dans l’évolution économique de la Régence, Comité central des houillères de France Parigi, 1914, p. 83. Nel 1908, a fronte della notevole diminuzione della produzione e del tenore dei prodotti (da 18.000 tonnellate nel 1898 si passò a 7000 tonnellate nel 1907) la società decise di acquisire la miniera di Sakiet-Sidi-Youssef in Tunisia, e di fondare una nuova società Société Anonyme de Monte Nébida pour l’exploitation des mine.Le Pour et le contre: journal financier, 1908, A25, N33, p. 10.
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